Tag Archive: ricordi


[actually written Sunday afternoon in a painful moment of clarity]

I’m feeling misguided anger but for once I’m hesitant to act on it.

I’m not happy to see things taken, but I am, because old valuable pieces need to live through many human existences and see happiness and prosperity anew every few decades.

With this thought comes the realization that I’m lost to this new shade of future: it’ll be of course a place into time but I’ll rarely see it and through the life of someone else.

Still know that I’m happy of a happiness without warmth but deep-seated in my blood.

Brother is unknown to me and only now I discover how lost, how true, how damaged a blood bond could be with carelessness. (my absence of thought, impudence, impulsiveness and egotistical tendencies)

That’s why I shall love the punishment and I’ll never ask in any way or form.

To me, for me there’s only left a still, quiet place to look from and nothing else.

I understand Brother, and you won’t hear me say a hurtful thing.

Be happy, Brother of mine and live this new difficult life ahead of you.

In the past I always said I never wanted a brother and now I see the foolishness of my ways, the idiocy.

I’m a wreck but I still wish you happiness, truthfulness and goodness.

Absolution is something I will never receive nor do I really want when too many bells have already tolled.

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Odio quando la vita mi rinfaccia certi momenti del mio passato.
Mind you, sometimes it’s good to wake up…makes me a bit stronger.
Ma come oggi no…quella è pura bastardaggine.

In questo periodo – complice il clima tropicale – mi alzo prestissimo al mattino per farmi la mia ora di flessioni, push-ups, cyclette e se ci sta anche qualche rampa di scale.
Verso le sei posso anche sudare sotto il giogo dell’esercizio ma sono ancora nel mondo nebuloso del miraggio onirico.
Ho trovato che un metodo per mantenere meglio il momento sulla cyclette è usare il tempo degli mp3.
Avevo da qualche parte un vecchio lettore musicale con problemi di memoria, qualche mese fa sono riuscita a riprogrammarlo abbastanza da risolvere il problema ed adesso sto controllando il disco facendo passare in ordine alfabetico tutte le tracce musicali che ci ho caricato sopra (4GB di HD, non sembra ma se i file sono abbastanza compressi ci stanno migliaia di ore!).
L’alfabetico alla fine è uno dei migliori metodi per ascoltare musica a random quindi quando oggi sono passata dalla H alla I, non ci ho fatto molto caso…
…non fino a quando sono arrivata qui…

Ho smesso di pedalare dallo shock per un buon venti secondi dopo averla riconosciuta.

Ho stretto i denti e ho ricominciato, forse con più forza del necessario a pedalare, contando a ritroso e sperando che l’agonia finisse presto.
Altre canzoni ne hanno preso il posto, melodie che non continuavano quel particolare filo logico.
Il nervoso si stava scaricando abbastanza grazie alle sessioni con il freno tirato al massimo, il sudore che ti cola di dosso come pioggia e la tensione nelle gambe che si fa dolorosa.
Avevo appena inforcato l’ultima pura salita da cinque minuti.
E di nuovo…

Il ringhio che mi è uscito dalla bocca stamattina non era umano.

Quella musica ‘meravigliosa’, perché vivo di musica, lo dicevi tu.
Io e te dieci anni fa.
Direzioni opposte, in ricerca di un futuro ingiusto nella nebbia.
Treni di primo mattino che sfrecciano in mezzo a due pensiline.
Parole, chilometri e lettore mp3.
Occhi, mani e cieli notturni su Torino.

Me li hai fatti conoscere tu i Subsonica…li hai infilati nei miei file quasi di soppiatto.
Li adoro ancora adesso ma non li ascolto da quando ho perso te.
Che fossero rimasti sul lettore non ne avevo la minima idea.
Perch´ ce li ho messi, mi chiedete?
Perché quando ti manca qualcuno trovi tutte le scuse per farti del male.
Se oggi è un indizio significa che non sono cresciuta nel frattempo, il dolore è sempre quello ma ho la speranza di non somigliare più alla Fra di allora.
Lei avrebbe mollato tutti i suoi propositi di fitness all’aria ed avrebbe cancellato seduta stante tutte le voci sotto Subsonica con ira assoluta.
Io ho continuato i miei 40 minuti e quando ho smesso, ho solo spento l’aggeggio e mi sono fatta una doccia.

Le ferite magari non si rimargineranno mai.
Alla fin fine ci si fa il callo al dolore e questo da pulsante diventa un mero fastidio di fondo.

Sono praticamente certa che – con lo scorrere della playlist – ci saranno anche altre tracce dei Subsonica ma non le toglierò.

Sono una fan sfegatata del farsi del male per una buona ragione.
Ed evirare un demone come ‘noi’ è meglio farlo senza anestesia.

Addio Bud…per me rimani e sarai il gigante buono dello schermo catodico…
Ho passato le mie migliori serate d’infanzia a ridere alle sberle e le battute ironiche.

Eroe di tutte le cose buone e giuste.

Non si poteva andare a dormire prima che il film fosse finito…semplicemente non si poteva.

Addio Nonno Orso. Non riempire di cazzotti la gente lassù in alto e vai piano con la dune buggy rossa dal tettuccio giallo, mi raccomando!!! =’)

2200

I used to be a strange child.

In the summers I looked at the landscape under the scorching sun from the shadows.

In winter I read endless books about beautiful days, my feet tucked between the bed and the heater to stave off the cold. Often I was bored to tears by the longest talks between brothers and sisters on Sundays.

Spring was just a glimmer of dry cerulean sky.

Autumn was the time of the year I never step foot out due to the rain so I read, there was little else to be done.

Always secluded in a big quadrilater of green grass, closed by tall walls and a heavy iron gate. I rarely played with someone ‘cause they were no other children my age and I was forbidden to go out.

I read several hours a day, and I dreamed vivid dreams.

I never felt alone in my world.

I actually started to see other children only at five years old and my seclusion showed: I was not capable of instaurate friendships, I did not understand a inch of what the other children thought (and I came to the conclusion pretty soon that children my age did not think at all)

I was an introvert to the highest degree.

So I became an extrovert to not feel different and that’s what caused the “Tendencies to be a leader” note of the teachers in first grade. The leader was not me, but I could act pretty well the role for five hours a day.

Still I never really connected with people my age, it was a rarity to invite someone home or go play with other children.

Sometimes when someone came to my house to play I had to put a straight face and play with them but after a while I just stopped to be responsive and dismissed them to their own world, bored to death.

This cycle never really stopped I just ceased the extrovert persona at twelve when I understood there was no point in stressing.

I was different, end of story.

I loathe to have friendships now. They never did me any good or be useful in any way.

The only real delight to me is putting my thoughts on paper with the clarity of silence.

A pleasure greater than this I honestly still don’t know.

Song of the day

Dopo una lunga giornata c’é solo più una cosa che riesce a farmi drizzare le antenne.
La tazza di tè serale.
Fumante come l’incensiere da messa.
Sarà che sto invecchiando e che vedo triplo verso le dieci sera quando iniziano le mie ore notturne d’aria e scrivo (od almeno ci provo!).
Sarà quest’estate che estate non è (e che sto godendo come solo una persona dalla pelle bianca e debole alle vampate di caldo può godersi).
Sarà il fatto che davvero, non mi sono mai vergognata tanto della nostra figura di c***a nei mondiali.
Che ieri per la prima volta dopo quasi due anni ho ricominciato timidamente ad ascoltare i NW e ci ho ritrovato ‘l’emozione‘.
No, non tornerò di certo a riempire pagine e pagine su Tuomas&company ma quelle passeggiate malinconiche in mezzo ai castagni sì.
Non sono mai veramente smesse, come le letture della mezzanotte (in questo caso Laclos) e gli occhi all’insù verso i baldacchini di foglie e le stelle.
Sarà che ho salvato tutte le rose della mia vecchia nonnina e stanno fiorendo assieme alle ortensie come mai le ho viste negli ultimi dieci anni.
Sarà che essere soli non significa non avere niente da perdere.
La compagnia non serve a niente, se non a perdere tempo ed uccidere quelle frasi che hai sulla punta della lingua nel momento perfetto.
Non adoro la gente, preferisco molto di più la tazza, il libro, la penna e la carta ed i boschi dove a parlare c’è solo il vento fra le foglie e non si offende se non gli presti caso.

Is it better to out-monster the monster
                           or to be quietly devoured?

– F. Nietzsche

The Bird of Hermes is my name, eating my wings to make me tame.
I’m Hermes, I’ve become tamed by devouring my own wings.

But is not always better just to disappear behind written word forgetting your losses?
Sometimes they just return to you as treasures of a life lived.

Hear my voice.
Let it consume you.
Fill your dreams until-
Hear my voice.
Where there’s nothing else.
In hell and despair.
Soar like the moon.
Giving you a taste
Of Heavens denied.
Without intellect.
Still will be the silence
Looming inside.
Withering by the minute.
In the shadow you dwell in
Counting your precious coins.
Still you’ll hear my voice.
May the light of your candle
Give in to oblivion.
Freeing my eyes.
Behind a veiled reflection
In the silvery mirror of time.
Negate my memory.
Gliding through closed doors.
Swimming beside your heart.
Hear the voice you deny.

Sono in ansia.

Non perché è la prima volta che succede, ma perché continua a succedere.

E non posso fare niente, perché nulla potrebbe migliorare la situazione.

Peccato che l’unica cosa sensata e stare zitta, rimanere al volante, lavorare, fare da spalla morale e cercare di non ammalarmi.

Ho solo voglia di sbattere la testa contro un muro e sfondarlo.

La mia vita per i prossimi quattro mesi in una frase.

Racconti ondivaghi che alla fine parlano sempre di amore

“Ships are safe in a harbour, but that’s not what ships are made for”

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Cose che mi piacciono trattate con semplicità.

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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Ventitrè estati, ventidue inverni. Immaginare storie. Scriverle con un lapis su pezzi di carta ingiallita. Scappare lontano. Viaggiare con la mente e con il cuore. Sognare una casina bianca e un giardino pieno di rose. Leggere un libro. Guardare il mare. Ascoltare in silenzio la voce dei propri pensieri. Affacciarsi su un balcone e guardare l'alba. Fotografare un istante e conservarlo gelosamente nel proprio cuore. Fumare una sigaretta su una vecchia sdraio verde mentre guardo le stelle. Immaginare qualcuno dall'altra parte del mondo. Colorare di giallo la mia vita. Giallo. Giallo, perchè è prima del rosso. Giallo, come un limone. Giallo, come la mia canzone. Giallo, perchè disturba. Giallo, come qualche miliardo di stelle.

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