Tag Archive: my head is not a good place at times


Sometimes I find myself thinking about dualities.
A story can be written twice and be the same yet completely different.
Sometimes I get lost in a spiral of intrusive thoughts and find myself lacking.
That’s when I change my road even a little.
A couple of hours out, watching flames or waves.
Under a sun strong enough to melt my bones.
Shining light in the cave that is my brain where echoes never stop.

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Some days I’m myself.
Other days there’s a filter.
Or anger.
Or fake smiles.
Or brutal honesty.
Or the look that tells you to shut up and take your ass far far away from me.
Then there is my depressive mode and in those days I’m not myself.
I can be moulded and suppressed.
And the stories become true.
I write the worlds deep beneath the oil, the slickest the best.
The kind of dirt that sticks permanently under your nails.
Petroleum is the river.

2235

Da un paio di settimane circa sono finita in una baraonda di casini uno in fila all’altro.
Se una delle mie nonne quest’estate si è fracassata un femore (ora si fa le scale, vispa e contenta, ha 91 anni la donzella LoL) l’altra non se la passa così bene.
Una notte ha avuto una crisi respiratoria, ci siamo spaventati tutti ed l’abbiamo portata al PS di corsa. Lei vive parecchio lontano da casa nostra quindi tenete in mente che l’ospedale nel quale è ricoverata si trova a quasi un’ora e mezza di macchina.
A causa del fegato ogni tanto qualche visita all’ospedale la faceva ma questa volta si è fermata in cardiologia dove la tengono sotto controllo costante ed hanno cercato una cura possibile al suo cuore in defibrillazione…
Oggi il primario ci ha detto che, dato che le medicazioni non danno il risultato sperato ed il suo fegato si sta intossicando, l’unica idea è installare un pacemaker il più presto possibile.

Ecco, ora che vi ho riassunto gli eventi di questi ultimi giorni avete un quadro piuttosto corretto dei miei casini.
È sceso un silenzio di tomba in casa da quando la nonna è ricoverata.
Non è una cosa strana, in fondo.
Quando capitano certe cose (ed nella mia famiglia negli ultimi tempi sembrano capitare piuttosto spesso ahimè) finisce sempre che mia madre incappa in un crollo psicologico…è come se decidesse che tutto finirà male ed l’atmosfera diventa ancora più pesante.
Stavolta poi anche mio fratello sembra aver sviluppato una sorta di terrore cieco appena ha sentito la notizia. Non ha mai chiamato tanto come nell’ultima settimana.
L’unica che sembra avere ancora un minimo di calma sembro essere io e certe volte mi fermo, ripenso a quello che dico, alle espressioni degli altri mentre mi ascoltano ed in qualche modo ho, non l’impressione, ma la certezza di toppare alla grande.
Perché non ho paura.
Non riesco a provare quell’angoscia che vedo negli occhi di mia madre anche se voglio un bene dell’anima a mia nonna.

È in questi momenti che mi chiedo se mi manca qualcosa o, più semplicemente, ho un metodo di pensiero a scatole chiuse talmente perfetto che non riesco ad andare in panico.
So solo che non sono capace a confortare nemmeno mia madre quando la vedo sull’orlo delle lacrime, e che mi sento una merda quando capisco che nessuno se la sente di prendere il comando della situazione ed alla fine lo faccio io per una pura questione di frustrazione.
Ci sto male ma a quanto pare l’unico modo col quale riesco ad esprimermi è scrivendo, perché la mia espressione non tradisce nulla e le mie parole cadono come pietre nella sabbia.
Mi sento una maschera.

Ha fatto un caldo negli ultimi giorni che per poco pensavo di liquefarmi.
Ed i miei capelli che in due mesi sono cresciuti come degli assatanati non mi hanno per niente aiutato! -__-‘
L’orecchio sx per fortuna sembra essersi ripreso piuttosto bene e speriamo che duri.
La musica che mi sono persa, quei piccoli dettagli…ah!
L’unica cosa che non torna è la voglia di scrivere.
Non mi sono più venute molte idee nelle ultime tre settimane e non ricordo di aver scritto per più di dieci minuti di fila alla volta.
Non mi sento in astinenza, più che altro sono indecisa su cosa fare, lo spezzarsi di una routine definita.

Guardo la pagina bianca, con una bic in mano.
Vedo il mondo, e poso la penna dove l’ho trovata senza rimettere il tappo.

Da una parte vorrei quel solito fiume di parole, di sensazioni, sguardi e pensieri. Un filo logico continuo che si svolge a più riprese.
Dall’altra lascio che l’inchiostro secchi nella penna. Perché so tutto quello che c’è da sapere ormai.
Di me, di te, della stupidità umana che col senno di poi ha portato solo al disastro.
No. Quella vita è finita.
Io sono finita e non ho alcuna intenzione di rinascere dalle ceneri.
Quindi mi infilo le cuffie, sparo il volume a manetta ed Adios, in puro stile Doctor Lagden.
Anche se non posso prendere ed andarmene dove mi pare e piace.

No prima o poi quel maledetto stilo da scribano lo riprenderò sicuramente in mano ma per oggi sono solo un mucchio di malinconica musica anni ’30 e strano miscuglio di metal sinfonico, anni ’90 ed indie.

Sogni i boschi con i loro sentieri scavati dall’acqua e dai cinghiali e le fontane, e le fragoline, le foglie dell’anno scorso che scricchiolano sotto le sneakers, il sorriso semplice della Nonna Flora. Le spighe argento della gramigna che ondeggiano al vento controluce ed le ali delle poiane. Il sapore dell’aria bollente che ti inaridisce la bocca, l’odore della polvere che cuoce.

I want my Kingdom back and if  it’s not available I will build it in my own mind.
To hell with everything or everyone else.

“Writers don’t write from experience, though many are resistant to admit that they don’t. I want to be clear about this. If you wrote from experience, you’d get maybe one book, maybe three poems. Writers write from empathy.”
– Nikki Giovanni

Non sono completamente d’accordo ma è vero…e questa epoca piena di guerra e ipocrisie, e innovazioni, e cultura del finto, e qualsiasi altra cosa che possa marcare il passaggio del tempo può solo darci degli spunti per continuare a sporcare il bianco immacolato con inchiostro o caratteri pixelati.

Ogni scrittore non inizia a dare forma ai suoi mondi per il piacere degli altri, quello viene dopo.
Prima c’è il bisogno di svuotarsi il cervello di scene e frasi immaginate, di stanze piene di silenzi e cantine piene di sogni.
Con gli anni diventa più facile ed allo stesso tempo più difficile…
L’opinione degli altri pesa ed le persone nella tua testa hanno da ridire.
Finisce che quando alle due di notte sei davanti alla tua scrivania a concentrarti non sei solo, dietro le tue spalle c’è una folla di persone immaginarie che sbircia ogni frase e ti sussurra all’orecchio consigli che non vuoi.
Li ignori ma poi…
Non dici nulla, chiudi il documento senza salvarlo e te ne vai a letto.
Con la gioia emozionale di una pozzanghera torbida.
Con la risoluzione che non pesterai mai più una sola parola.

Aggiornamento ASTTR
Lo so che sono due settimane da quando sono tornata dalla mia sortita al PS per il polso sx.
La mia cara articolazione alcuni giorni sembra a posto, altri no.
Sto attualmente cercando di capire se forse sarebbe meglio fare una visita ortopedica o no.
In questo momento Linds/Michelle sono rimasti nel backburner, anche se un capitolo in realtà ci sarebbe già. Sono 9000 parole, rozzamente scritte e da limare in qualcosa che abbia un senso.
Ma non ho finito, e in questi ultimi giorni non sono riuscita a spremere una virgola di tutto quello che – secondo la mia testa malata – manca ancora.
Il mood del capitolo non aiuta, sono assolutamente dell’umore più nero.
Abbiate pazienza perché appena arriva la fatidica notte capace di legare tutto quello che manca questo maledetto capitolo 18 lo spedisco a calci in culo fuori.
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Go on, say what you may.

I always been dumb for you so I’ll never understand.

Crush the faith you never deserved.

Lose the luster,  change the skin.

But do you ever give in?

Take the sudden turn.

Be gone under the snow.

An inked shape.

Remembering past times.

Fire, smoke and cinders.

Wakin’ you with the screams of life unresolved.

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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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Ventitrè estati, ventidue inverni. Immaginare storie. Scriverle con un lapis su pezzi di carta ingiallita. Scappare lontano. Viaggiare con la mente e con il cuore. Sognare una casina bianca e un giardino pieno di rose. Leggere un libro. Guardare il mare. Ascoltare in silenzio la voce dei propri pensieri. Affacciarsi su un balcone e guardare l'alba. Fotografare un istante e conservarlo gelosamente nel proprio cuore. Fumare una sigaretta su una vecchia sdraio verde mentre guardo le stelle. Immaginare qualcuno dall'altra parte del mondo. Colorare di giallo la mia vita. Giallo. Giallo, perchè è prima del rosso. Giallo, come un limone. Giallo, come la mia canzone. Giallo, perchè disturba. Giallo, come qualche miliardo di stelle.

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