Tag Archive: musings


Shall I talk?
Or will you whisper it?
The dreadful thing we have squeezed between us.
The mixture of seasons, your old and my new.
The smell of spicy tobacco I call aroma.
My kind of freedom you loathe when you can’t reach me and I finished all your favourites.
The long nights I spend driving and working.
The late dinners you cook just for one to be heated in the oven ‘not the microwave, you infidel!!’
The early Sunday mornings, starting the day with a shower for two, tumble and dry.
You trimming your beard, whistling your favourite pavane.
Me and my Twinings Tea.
You and your enormous shirts, as gigantic as your wardrobe really, and my silk scarves.
The lightbulb in the bathroom mirror you are too lazy to tight properly and irks me to death (note to self: bring needed tools).

Do you know the words for this Ti?
I shan’t say them.
I knew crushes and silly affections and stupidity.
I used to know broken dreams, flat promises and often no’s.
All the wrong sidestreets of naiveté I walked.
I don’t look to you as an older figure – a father figure the most cinical say, they watch so much and they become so blind – I look at you as Ti.
Never old in my eyes, not with that hungry glint you have.

I have no words but I know there’s no turnin’ back now, not after all this time.

And if there will be an end to this someday it will be worth it, glorious and ours for it won’t be a surprise but a choice.

As you said
“Love is a journey best appreciated in the company of two or more. Sunrise to sunset. No time is wasted when it fills the desires in your soul. Be grateful if you have found it.”

“To fall in love is easy, even to remain in it is not difficult; our human loneliness is cause enough. But it is a hard quest worth making to find a comrade through whose steady presence one becomes steadily the person one desires to be.” – Anna Louise Strong

 

Edit 13.43 pm: and my heart breaks at the news…oh we shall never hear your beatific voice again! Oh Montserrat! Sad is the day and darkest is this world! 😭

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What if I do pray?
I know, Ti, God is nothing to me but I’m praying through this awfully hot days.
While my brain is slowly dying to death along with my eyes for the sun and humid air.
While I exercise like a madwoman.
While I drive fast on the highway.
When I find myself thinking of you, looking through tea depths, in my few moments of rest.
At 5.50 am when I usually wake.
I see what I can’t.
I hear nothing, and you are in the shell of my ear.
It is maddening more than anything else I ever knew.
If God existed it would hear my prayers, isn’t it?
If it was a benevolent God, that is…
I know you would smile that knowing crooked smile, now.
All finesse and glinting eyes.
Smoke shimmering in your breath, the sweet cherry flavour of the tobacco you use.
I can savour it on my tongue now.
Maybe the stillness of this heat will make me mad…I don’t truly care if I can have you.

And saying those dammed words that will never leave my mouth.
Shall I wait when it’s going to be too late?
Yes, because I am that kind of idiot.
Silly little thing with an iron will who can plow for its dreams in the midst of the last deathly heatwave  of the summer and then turn spineless coward with fear of an imminent end to happiness.

And I pray, yes, more than you’ll ever know.

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And if one day.
But never tomorrow.
We woke up again together,
emerging from a whirlwind of dream and thunder.
Will you listen to me?
One day when the dunes will take the color of the evening and the tired bells will stop playing the dull tones of a return that will no longer happen.
Will you find me?
Surrounded by the storm on each side as far as the eye can go and remaining stoically immobile in a given place.
What would you choose?
Your empty words or my dead gestures?
Shadows behind my skull, breathing the pure air of your last breath.
I finally know what I want.
Lie down in the hay of a summer that no longer exists at this time.
Crushing to dust the dry flowers between the pages of my books.
Walk distant streets in the sunlight.
Catch you by the hand and drag you into the light.
Living for the sake of it.
I do not need a motivation.
Words will have to come out sooner or later.
Or I’ll end up forgetting what it means to say them.

Ieri notte pensavo questo.

In mezzo alle mie scartoffie a digiuno da cena ed ancora vestita in tiro, le chiavi della Chevrolet a due centimetri dalla tastiera del portatile ed mail lavorativa con contabilità da fatturare sullo schermo.

La verità è che se qualcuno me l’avesse detto due anni fa gli/le avrei riso in faccia di gusto.

Il passato sta diventando una bruma molto grigia che faccio fatica a ricordare con chiarezza.

Tutto era fermo in uno spazio che mantenevo immobile, un cimitero nel quale mi seppellivo nascosta in mezzo ad iris e rose, l’unico colore insieme a quei sentierini sperduti e decisamente pericolosi rimastemi in foto da qualche parte sul disco del mio powerful oldie.

Ieri sera ho dovuto ammettere a fatica che sono debole e forte insieme.

Debole per aver perso dieci anni della mia vita nel limbo e forte perché sono qui dopo due anni di movimento e ne voglio ancora.

Quando ho deciso di cambiare il mio terrore era non riuscirci, o riuscirci e poi perdermi per strada.

Ora il mio terrore più grande è rivedere tutto fermarsi.

Non potrei sopportarlo.

Forse è per questo che sono stacanovista distruttiva peggio di Ti, vivo praticamente nella Chevrolet Darling ed ho rispolverato le mie doti da leader.

Non è che sia meglio o rose e fiori, no.

Tutti i giorni mi armo fino ai denti con ansia da prestazione e la sera potrei addormentarmi davanti al portatile.

Eppure sono qui, resisto.

A volte dormo fino a mezzogiorno, altre sono insonne e passo la notte ad occhi spalancati davanti ad UT che non vuole saperne di concludersi, altre ancora dormo di un sonno che è una caricatura del riposo ed alle cinque sono già al volante della Chevrolet rincorrendo l’asfalto.

Rimane che ho voglia di vita.

La strada che continua due anni dentro al futuro.

Money, power, glory.

Vi è mai capitato di aver finalmente staccato dal lavoro ed invece di iniziare il tanto paventato weekend davanti alla tv o a fare ciò che vi interessa…le vostre mani, la vostra testa facciano tutt’altro?

A me sì…

Oggi pomeriggio, seduta al volante della Chevrolet darling x tornare in città…

Strade incasinate piene di buche per l’asfalto sfondato dai diluvi degli ultimi giorni, semafori e lavori in corso, traffico da astinenza di nicotina…

Chi me lo fa fare?

Al di là dei doveri e delle questioni da tenere sotto controllo per chi non può farlo.

Delle scadenze, prelievi e versamenti.

Della pura tristezza che è diventato vivere qui dove sono nata.

Non sono pensieri veri, no.

Piuttosto un rumore di fondo, una sinfonia distorta fra il desiderio e la melanconia di notti passate allo smartphone solo per comunicare con Ti.

Di voglia di scappare via dove respirare non è solo dovere di tutti i giorni ma emozione.

Non erano pensieri definiti.

Ma la freccia di direzione per salire in tangenziale l’ho messa e la Chevrolet darling ha ubbidito mentre la lanciavo in corsa ed iniziava a piovere ancora.

La verità è che non ho un motivo per guidare così tanto o così a lungo oggi.

Ma i serbatoi Gpl e Benzina segnano entrambi il full e se solo potessi davvero…

Ed guardo l’asfalto avanti a me, un occhio sul retrovisore e l’altro sui cartelli per l’autostrada.

E Lana che mi accompagna in un viaggio anche mentale in pensieri che non sono veri pensieri ma hanno spessore e intento.

Perché sono ancora in strada ora, l’abitacolo buio e la pioggia che ticchetta sul vetro e quella cosa senza nome che mi fa spingere il piede sull’acceleratore.

Quel pensiero che fa di nome Ti e che…oh, she always knows…

Blue Hydrangea

Cold cash, divine

Cashmere, cologne and white sunshine…

Midday rest

Cage is this cypress shade

Horizon striped with steel.

The last walk to the slab of rock.

And then? Silent sun and the buzzing of bees.

From your lips no more words will be heard.

I’m smoking while I’m runnin’
This town and you better believe it, honey
I’m laughing as I’m taking my prisoners
And taking down names
I’m crying while I’m gunning
In the smoke they hear me coming
If you were me, and I was you
I’d get out of my way.

Quando ho iniziato a scrivere questo blog non ero esattamente me stessa.
Stavo percorrendo una strada dettata dal mutismo e dalla riflessione del passato al caleidoscopio.
Non ho idea di cosa vi sia piaciuto dei miei post d’allora, o del perché mi abbiate seguita.
Siete quasi 100, non un numerone per intenderci, ma tanti.
È quasi dieci anni che scrivo post, il più di quegli anni li ho passati in gabbia, as far as I could get dagli altri.
Gli ultimi ventiquattro mesi invece mi sono risvegliata a poco a poco.
Ho iniziato a volermi bene, a misurarmi con la vita.
A fondare relazioni interpersonali, a respirare perché mi è ritornata la voglia di vivere.
A Febbraio di due anni fa ho aperto gli occhi e ho deciso che il mio lutto era finito.
Quel primo anno è stato il più duro, una fortuna che quando decido qualcosa la porto inevitabilmente a termine. Fra sole che mi spaccava la nuca e allenamenti in bici con qualsiasi meteo. Studio continuo e finalmente libertà dal passato.
Il secondo anno nel quale ho incontrato strani personaggi, inevitabili clowns, compagni di ventura lavorativa, la mia fantastica Chevrolet e, ultimo ma non meno importante, Ti.
Sempre qui ho raggiunto il mio peso forma, percorso migliaia di chilometri, iniziato una collezione di vestitini che non mi sarei mai sognata di indossare prima, ho rifatto pezzo per pezzo la mia vecchia e fidata MTB da cima a fondo.
Sono tornata io, combattiva e cocciuta.
Totalmente capace di spianarmi la strada.
Viva.

Chi ero ero.
So chi sono ora, e del mio passato non mi vergogno.

I have dealt with it.
I returned to shore.
I am Hermes.
My wings have grown back.
I shall never be tamed again.

Certe cose si fanno quando non puoi dormire…
Quando viene la luna e ti chiede di uscire…

There’s no moon tonight.
I can’t see it at least but Mina knows and sings into my ear.
She always knows after all those years…
She knows you, Ti.
Our smiles, my cup of tea and your black coffee, your fingers weaved with mine under the table when we dine out with friends, the glow of your bare shoulders over me.
Blue smoke you puff out while you work.

The song is playing on repeat, it’s hurting me in many ways.
A good kind of hurt, mind you.
I know it will end in a few days.
Still there are the solitude and silence.
You changed me for the better in record time, Ti.
Again… there’s just one thing I will not say to you out loud, feelings not withstanding.
Happy new Year Art Deco Middle Aged Bastard.

Ma si sa certe cose non le puoi raccontare…

Manca poco al mio compleanno e dato che arriverò ben presto nella fase ‘enta’ della mia vita (in dodici mesi, sono una previdente io LoL) inizio a chiedermi se è ora di stilare una lista dei pro e contro.
Invero non avrei alcuna intenzione ma mi sono accorta di essere circondata da gente che sembra fare solo quello.
Incastrare la propria esistenza in una serie di ‘bullet points’  e  gallerie multimediali come se davvero fosse possibile.
Più ci penso più mi trovo incapace di raccapezzarmi con questa idea.
Forse dimostro poca intelligenza.
Ho provato con mano che le liste servono solo quando la giornata è talmente piena che la memoria ti lascia.
Sto parlando di liste dai titoli ‘da fare’, ‘da vedere’, ‘da discutere’ eccetera.
Tutte cose che a fine giornata o fine progetto si stracciano.

Non ho mai stilato una lista della mia vita.
Lo trovo inumano e limitativo.
La vita è fatta per essere vissuta al momento, non à la carte.
Mi sentirei totalmente infelice se ogni giorno della mia vita fosse una serie predefinita di posti, conversazioni e persone.
Guarda caso sopra ho dato la mia definizione personale della mia carriera scolastica, un altro motivo per cui non ho mai eccelso, oltre la noia probabilmente.

Sotto un certo punto di vista questa ‘visione della vita’ ci lega le mani.
Perché in fondo, davvero, a che serve essere sui social 7/24, trovare alla Freud smartphone sempre più grossi rispetto ai precedenti, sentire musica a palla perché fa figo, tirare sassi dai cavalcavia e pensare di avere il diritto di sterminare la civiltà umana solo perché sono il figlio di un dittatore e mi manca evidentemente qualche neurone o senso della realtà.
Siamo schiavi di una digitalizzazione di massa, tecnologia che tra poco ci infileranno anche nel cervello per neutralizzare i pensieri del singolo ma mai più in basso a soffocare gli istinti primordiali.

Quindi no, niente liste.
Gli anni avanzano e non mi sento più importante, intelligente o furba di prima.
Vado avanti per la mia strada, mi spremo le meningi e tanti saluti.

(e se vi siete mai chiesti cosa leggo per ‘sport’ invece che per scrivere provate qualcosa del signore qui sotto, l’ultima è stata ‘Memorie del Terzo Reich’ di Albert Speer)

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Slytherins are foggy hillsides and picturesque landscapes. They’re hand written love notes and subtle glances across a classroom. They’re black boots, long coats, buttons done up to the top. They’re tipping your head back to breathe the air, kicking up stones on a deserted path. They’re mirrored lakes, everything below the surface. They’re the confidence to get something right, the feel of magic in your fingertips. They’re holding your breath underwater, pretending to be a mermaid when you swim. They’re finding that one song that makes you want to create a storm. They’re the chill in the breeze, the force in the tide. They’re enchanted forests and lingering glances and long drives. They’re the lightning and the thunder and everything in between. 

I am all of the above and maybe more, or maybe less.

Who knows? xD

Certe volte sento il tempo…un po’ come in questi ultimi 4 giorni fra Settembre e Ottobre…

Divento schiva in estremo bisogno di un silenzio assoluto.

Del movimento ritmico delle mie gambe sui pedali della mountain bike e del mio respiro che inizia a bruciarmi nella gola a causa del primo freddo.

Le gambe che sembrano non reggermi e tremano per lo sforzo, lo sforzo della mia testardaggine perché *porco cane* io non mollo mai.

Il sole che si nasconde sopra il mio capo dietro un mare d’umidità.

Ancora un po’ e poi…inverno, tetti bianchi di brina ed il cielo che diventa lo specchio, ancora una volta.

Ti questo mio bisogno di aria credo che lo comprenda solo in parte.

Vorrebbe venire con me nelle mie sortite su due ruote, riuscirebbe anche a starmi dietro ma…

…ci sono cose che preferisco fare da sola.

…pensieri che in un determinato periodo dell’anno germogliano avvelenando l’aria che ho intorno.

…momenti in cui dai miei soliti 20 l’ora passo ai 35 e la strada brucia sotto di me.

Ti oggi mi ha tenuto il muso, io gli ho sorriso.

Non tutto può essere perfetto in Paradise.

Domani è un altro giorno.

Ed Ottobre è arrivato.

Buon 4 luglio a tutti gli americani!!!

A me tocca lavorare oggi 😅

Oggi è il primo giorno che riesco a fare assolutamente nulla da almeno sei mesi a questa parte.

Ho passato il weekend in ciclo continuo a dormire e mangiare, sono riuscita ad andare sottopeso per lo stress ed ho fatto veramente fatica a stare su questa settimana…

È finalmente arrivata l’estate, quella che al mattino presto non ti fa respirare ed a mezzogiorno ti inchioda all’asfalto pronta a farti friggere, di notte non ne parliamo nemmeno…una lotta che non ha storia.
Sto iniziando a pensare di dormire nella vasca di Loki.

C’è che sono ancora in fase rem, l’unica cosa che mi ricordo veramente, che m’interessa sta decisamente troppo lontano per essere raggiunta.

Mi fai sorridere, tracciando un cerchio intorno a me, lasciando questa giungla di cemento indietro mentre le ruote della Chevrolet fischiano in un tramonto a 30°.

E Lana, oh la contralto darling…she knows how to find the core of all my emotions.

Sa portarmi dove sei tu.

Back home.

“No writing is wasted. Did you know that sourdough from San Francisco is leavened partly by a bacteria called lactobacillus sanfrancisensis? It is native to the soil there, and does not do well elsewhere. But any kitchen can become an ecosystem. If you bake a lot, your kitchen will become a happy home to wild yeasts, and all your bread will taste better. Even a failed loaf is not wasted. Likewise, cheese makers wash the dairy floor with whey. Tomato gardeners compost with rotten tomatoes. No writing is wasted: the words you can’t put in your book can wash the floor, live in the soil, lurk around in the air. They will make the next words better.”

-ERIN BOW

I’ll always be a chrysalis, saving my colours for a better, sunnier day.
In summer I shall sleep in the darkness of my homeward woods, lulled by the cries of the prey.
Shadows and shades of green, peaceful slumber for a never-would-be butterfly.

In winter ego is the furnace of my worlds.
I write to shape them, countless rules bound to my imagination.
I am living hundreds of years just by finding the best path to turn on.
From night to morning, stoking up the flames.
Never once lonely, always thrilled by the chase for perfection.

Still I am the orchid that will blossom but never flower, untouched by time.
In wintry silence the blooms will dry up and fall, nourish the soil where I took root.
I don’t need many things to survive but the ones I consider vital I shall always protect.

I hear the marching flood.
I still fear the black irate waters in my dreams.
But now, like that damned river, I found my sea.
This year the strand is nearer and someday I will return ashore.
Of steel will be my veins and pleasant I shall be no more.

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INTJ:Break-The-Chain

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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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