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Sunday afternoon, drinking tea with Grandma Flora (my namesake!)…

A cup older than me, all baroque, made of chalk.

Sky not bluer than our eyes.

Family with three generations of blue eyes.

Home not really home anymore, still and warm.

Afternoon in amber and silence.

Peace and sighs.

Strings of dialogue unimaginable, loving her more than myself.

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Te lo meriti.

Ed anche no.

Because I know you loved the nothing so many years ago.

A girl with no true direction in her life but a will made of rusty iron.

Now blueish steel, forged in the darkness of the years gone by behind.

Now more and beyond.

Never bend or break again

Watch with your eyes.

From a dark, dank place here comes Evil.

Long gone eyes made of ice and venom never closing, harsh words never retracted.

A pen scratching words written for herself only.

Longing for nothing.

Longing Evil had and your anger wasn’t misguided.

Still, given everything, Evil deserved…?

Did she truly?

Did she?

I’m not asking you now.

I’m asking this to the ago you.

I’m not hungry for answers or accusations, I’m afraid.

Sorry for what happened though.

Time is MINE

Rant in arrivo…magari anche leggermente insano quindi cercatevi un riparo finché potete.

Vi ho avvertito.

 

Da metà Novembre sono zia…tutto ok.

Oramai siamo a luglio e diciamo che tutta questa pucciosità a me non sta facendo effetto alcuno.

Oh sì, ho l’istinto umano di proteggere il più piccolo del clan da qualsiasi forma di pericolo certo ma non è che sono diventata improvvisamente idiota come tutti quelli che mi circondano.

La mia vita non rivolve su mio nipote.

E mi pare che sia pure normale…

Tra l’altro da Novembre la mia convinzione di non avere figli si è cementata in maniera definitiva.

Non ho la pazienza per badare ad un bambino piccolo, figurarsi se fosse mio figlio e non ci penso nemmeno.

 

Ma cosa davvero mi fa incazzare sono le reazioni quando dico che NON voglio nel modo più assoluto avere figli.

Tutti sorrisetti compiacenti, il sorriso freddato della mia nuora, i ‘Vedrai che cambierai idea…’ etc. etc.

Ma dico, secondo la morale comune, cosa siamo noi donne?!

Ok, sono nata femmina ma non mi viene la depressione una volta al mese perché ho sprecato una buona occasione per diventare madre.

Difficilmente mi riconosco nei modelli che ci appiccicano addosso come etichettina da cibo con pure la data di scadenza sopra.

E tutte quelle sputtanate assurde sul ticchettio dell’orologio biologico femminile…quando le sento mi si abbassa il QI, davvero.

Esistono le provette sapete e gli uteri in affitto, strano ma vero.

Anzi meglio adottare un orfano, quelli sì che hanno bisogno di affetto in questa valle di lacrime.

 

Sapete cosa?

Il mio orologio ticchetta.

Ed il mio tempo decido io come spenderlo.

Se voglio sudarmi l’anima sotto un sole a 35°C per tre ore consecutive non chiedo di certo aiuto a nessuno.

Se preferisco lavorare nei weekend non abbasso il PIL del paese.

Se fossi proprietaria di una fottuta serra di fiori non decimerei la biodiversità di cosa mi sta intorno.

Se mi piace divertirmi a letto ciò non significa che automaticamente voglio diventare madre di uno/due/tre… etc bambocci.

Se adoro sentire a ruota Led Zeppelin/Queen/AC\DC e compagnia mentre lavoro non cambia nulla da quelle che ascoltano solo Eros o qualsiasi altro artista. Ho gusti musicali eclettici e non ho mai sopportato le canzonette, è una cosa che mi porto dietro da sempre.

Se preferisco dormire  che farmi sei ore di viaggio / perdere un’intera giornata a sentire mio nipote gorgogliare frasi senza senso…beh…

Scusate tanto se al posto del cuore ho una merda e non mi sciolgo come un cioccolatino a differenza dei non presenti.

 

Sono stufa dei luoghi comuni italiani (e non).

Non sono santa e non sarò mai madre.

Amen

We all need a little beauty in life…

This is my fifth one (the big one, little is a gift for a couple that just married)…counting the ones Ti has at his flat also mine…. Me VERY obsessed 😁

 

…I go biking…

My time today  was 2 h 53 m and a good 70-75 km (note: I truly need to buy a speedometer)

The other one is a screenshot of Lifesum (I never input the true time for I stop a few times to drink in between climbs).

I’m famished right now but very content! 😁

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I don’t have a workstation…

My old pc with the AOC monitor, the notebook, two 1 tera hard disks for archive, my monstrous stereo (there! In the corner! ❤️) with Radio Ga Ga on, my 20’s lamp and hiding there an indestructible American Keyboard by IBM with a PS1 connector…

You can laugh all you want but that keyboard survived a mug of hot milk once and it just worked through it, lovin’ it xD

In short I have a Nuclear factory and two smartphones now…ah…pleasures far and few…😝

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There was a ring I never took off when I was no more than a teen girl.
It wasn’t valuable, found it dirty and dusty at the end of a drawer in a long before abandoned house.
It missed a little tiny diamond on its cast and it was so tiny in size I could only wear it on my left ring finger.
The center stone was a smoothed out ruby with a square shape.
But the beauty in it was not the stones.
It was in the fine work on the silver.
The thin veneers running along the sides in fragile, intricate leaves that could only be made by hand and with skill.
I never seen since a work like that ever.
It fitted my finger to the point I thought it was made for me and me alone.
It was probably just a cheap trinket bought at a fair or something like that in the time when my grandmother was just a young girl.
She’s 96 now, I’m 30 and the ring is still with me.
Worthless and consumed, but the silver still shines and fits somewhat.
The leaves are still there and they mean a world never gone to me.
Afternoons and evenings, card games and teas, red roses and blue hydrangeas.

You have forgotten, Gran.
I did not.
You can’t remember.
I shall do it for you for all the time I’m still given on this Earth.

tea-party-sharing-tea-with-grandma-1936-mike-savad

[coloured photo by Mike Savad]
[https://pixels.com/featured/tea-party-sharing-tea-with-grandma-1936-mike-savad.html]

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I wanted to do so many things this week…
Pubblishing a chapter of UT, for example.
Apart from work, apart from driving to see my tiny nephew ❤
It’s just monday…I know…
And do you know where I am?
In a dark room.
No joke here.
In a tiny dark room, in my bed and up to my ears with the coverlet.
No light is accepted and there has to be deathly silence or I go berserk in less than 5 sec.
I have migraine.
I can’t wear my glasses and if I have them on I don’t see a fucking thing.
I can’t eat.
My head feels on fire, and like it’s enflating, exploding.
And let me tell you how my optical nerve is an absolute bitch right now even with the screen in eco and red like a stoplight.
It’s going to be a long three days I can assure you.
Yes, at least three fucking days.

It starts dastardly subtle, a little fastidious pinprick at the height of my right temple.
I always just hope it will go away at this point…
Then the pinprick gets larger and mean, a scalpel sinking under my right eye to the center of the head.
Two things can possibly happen at this point.
The pain flares or recedes.
Yesterday it receded in the back of my head, near my hypothalamus and I just knew I was in for a fuckingly sweet ride of purgatory.
Nothing happens for some time then all hell breaks loose.
Hot wires start searing me from the back directly to the front, at this point I don’t see straight anymore, the pain blooms continuosly and my ears whistle while I feel all the little canals closing down.

There is no pause button for this and painkillers have no effect.
I can only endure this chinese torture with gritted teeth.

You can’t understand true pain until you try it.

“Best things in life are the ones you do for yourself.”
∼ myself

Edit

Of course they are!

 

“Best things in life are the ones you do for yourself.”
∼ myself

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Poco meno di due settimane alla fine di Agosto…

Sembra impossibile l’estate è ancora qui ma tornando per il weekend scopro che invece a casa l’estate è finita.

Ed è uno shock: fra tante cose che ho iniziato, ricominciato, portato a termine e magari messo anche in pausa. Mi sono dimenticata di questo posto che conoscevo come le mie tasche fino ad un anno fa ed un po’ perché no, questa non è più la tua casa, il centro del tuo mondo.

Al mattino, all’alba i tetti bagnati e quella luce obliqua nell’aria fredda, la tazzina di caffè che fuma mentre esci sul balcone e ti guardi intorno dopo aver dormito in camicia con tanto di copriletto.

La pelle d’oca sulle gambe, ed la pianta dei piedi – come fosse la prima volta – che allarghi inconsciamente sulla piastrella fredda per sapere che non stai sognando.

Le foglie degli alberi nei viali che raggrinziscono e cadono a terra mezze secche e mezze verdi.

La brezza del mattino che gira intorno alla casa. La certezza che ti parte nel petto: il caldo diminuirà sempre di più…e poi…

Il silenzio che segna la fine delle vacanze estive.

Summer is gone…I just didn’t see it this time…

Am I truly this old now?

Am I getting too wrapped up?

Shall I return to watch from amber shadows the dance of life?

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Estate.
Molti dicono che l’estate può essere solo una, frenetica, troppo corta nella maggior parte dei casi.
Sono tutte balle.

Tre anni fa (cavolo…già così tanti?!) le mie estati erano lunghe e scure, soli obliqui che foravano sentieri di terra sotto le suole delle mie scarpe da ginnastica. Posti ombrosi dove gli alberi cigolavano sinistri ed io, io che mi isolavo da quella natura a tratti pericolosa con Metal e Nightwish e Soprani al volume massimo, cercando di bruciare tutta la rabbia che mi sentivo addosso con la voglia di pericolo e di scoprire ciò che avevo intorno. Ho battuto quei boschi palmo a palmo con ‘metodo’, la mia personale follia.

Quando ero bambina la mia estate era come un pomeriggio che non finiva mai, un sole che ti abbaglia anche se sei all’ombra, un quadrato d’erba chiuso da soffocarci dentro, trattenendo il respiro sotto l’acqua gelida di un pozzo. Pezzi di ambra chiara e cristallina che cola dalla corteccia e frutti dolci come il miele sporti a penzoloni dagli alberi.
Mattine seduta al sole sul balcone della casa dei miei, quasi invisibile in mezzo ai vasi della mamma. E sere a guardare affascinata le lame luminescenti di rifrazione della luce che si proiettano al tramonto dove il sole non scende. Colori che non dovrebbero esserci eppur ci sono per un brevissimo momento, proprio come stasera.
Ed i temporali, io furtiva che osservavo i fulmini cercando di scorgere la regina ed il suo calesse, mai davvero impaurita e più che mai curiosa.

La noia totale e completa delle mie estati quando ero adolescente, non finivano mai.
Lancette praticamente bloccate con l’attack macinando chilometri tutti i giorni sulla Renault 21, desiderando poterla guidare…='(

L’anno scorso, la mia prima estate con Ti, la mia prima estate al volante della Chevrolet darling.
Quando diviene tutto di colpo possibile ed l’ultimo pizzico di negativismo se ne và, quasi magicamente tanto che t’aspetti che sia uno di quei sogni in cui sei convinto di saper volare e poi cadi dal letto facendo i conti con la dura realtà xD

Questa estate?
È iniziata non proprio col botto ma promette bene, diciamo così.
La mia Chevrolet, l’amore meccanico della mia vita, che ringhia e accelera come una invasata quando la guido già con la punta del piede. Un mostro che adoro e che Titan teme LOL
Io amo andare veloce, non è mai stato un caso.

I miei quando avevo 14 anni: “Lo vuoi il motorino?”
Io adolescente di poche parole ma previdenti e decise: “E che me ne faccio? A scuola ci vado a piedi, e comunque è meglio la macchina.”

E Ti.
Oh Ti.
Il fautore della trasformazione.
Senza di lui non sarei tornata io e, se potessi farlo, gli direi quello che non dico ma penso 7/24/365 ormai.
Ci ho provato ma non mi esce.
Sembro quasi uno di quei pesci da acquario, mi sconforta ed infuria il non riuscire ad esprimermi liberamente.
Un anno.
Più ci penso più mi sale il panico ed una dolcezza che trabocca nella mia gola e mi porta il magone.

Quando lo guardo, a lungo, forse anche disperatamente.
Come ieri, nella luce del giorno che finisce mentre ci rilassiamo in terrazza e si gode il suo whisky con ghiaccio ed io la mia vodka alla menta con limone.
Se ne accorge, ricambia il mio sguardo.
Il peggio è che lo sa.
Sa perfettamente cosa vorrei dirgli e, con estremo tatto, fa finta di nulla.
Sorride e mi lascia un bacio sulla tempia, il suo braccio sulle mie spalle.

Stop time, I want this present to last a-while.

Sono queste le notti che mi fanno sentire parte di qualcosa più grande del mio universo scribano.
Quando hai quella scintilla che parte dal cervello e si scontra con la tua corteccia cerebrale…allo stesso momento trovi la traccia perfetta.
Appena tre minuti e venti che non sono un’opera d’arte ma che ti regalano la chiave della chimica fra i tuoi due personaggi e quelli da mera bidimensione prendono forma e vita.
Occhi che si guardano e calcolano e pensano.

Stanotte ho trovato Linds, il Linds che ho sempre immaginato negli ultimi mesi ma senza mai metterlo a fuoco davvero.
Quello con certezze contrastanti e fame di ciò che non possiede più.
Il topo pronto a rischiare anche per perdere.
E’ da lui che si rispecchia Michelle.
Ed la giostra riparte per la gioia della Hermes che aveva perso quasi ogni speranza! LoL

Probabilmente non sono comprensibile ma vi assicuro che ho le idee molto, molto chiare.
Accidenti…
Ho una moviola da urlo in testa e ci passerò la nottata per non perderne nemmeno un fotogramma…

Altro che messaggiatina serale con Ti.
Tanto non saprei proprio cosa dirgli dopo le geniali trovate di suo cugino ieri…
Il mio mondo và benissimo come rifugio almeno per stanotte.

Oh…
Oh I pray!
I’ve been playing with my demons
And these nights are getting longer
I’ve keep running for you baby
And it’s eating me alive…

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La lontananza è quando Lui lo sogni di notte, bello come il sole che ti viene incontro davanti il cancelletto d’ingresso dei tuoi con un sorrisone e le mani nelle tasche dei pantaloni.

Non riesci quasi a crederci, esci dalla chevrolet darling  e lo chiami.

Un cenno di saluto finché è lì, accanto a te e tremi.

Si sfila la giacca e te la appoggia sulle spalle.

Chiudi gli occhi, il suo nome sulle labbra.

Li riapri e ti ritrovi nella tua vecchia stanza di quando eri bambina, il soffitto bianco, e la luce del sole che ti batte negli occhi.

Ti stringi addosso la camicia che gli hai rubato e che usi come pigiama con il magone in gola.

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