Tag Archive: family


There are no words today.
No idiom capable of describing my state of mind.
I’m happy *and* sad.
Reminiscing and reaching out.
Beginning and End.
Future and Past.
For one day there are no wrongs.
For one day I find joy and peace.
This day you are the one I never knew and found myself loving beyond everything else.
Good Luck, Brother.
Good Luck, Sister.

[actually written Sunday afternoon in a painful moment of clarity]

I’m feeling misguided anger but for once I’m hesitant to act on it.

I’m not happy to see things taken, but I am, because old valuable pieces need to live through many human existences and see happiness and prosperity anew every few decades.

With this thought comes the realization that I’m lost to this new shade of future: it’ll be of course a place into time but I’ll rarely see it and through the life of someone else.

Still know that I’m happy of a happiness without warmth but deep-seated in my blood.

Brother is unknown to me and only now I discover how lost, how true, how damaged a blood bond could be with carelessness. (my absence of thought, impudence, impulsiveness and egotistical tendencies)

That’s why I shall love the punishment and I’ll never ask in any way or form.

To me, for me there’s only left a still, quiet place to look from and nothing else.

I understand Brother, and you won’t hear me say a hurtful thing.

Be happy, Brother of mine and live this new difficult life ahead of you.

In the past I always said I never wanted a brother and now I see the foolishness of my ways, the idiocy.

I’m a wreck but I still wish you happiness, truthfulness and goodness.

Absolution is something I will never receive nor do I really want when too many bells have already tolled.

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Grandi notizie sulla sfera personale…
Grande mangiata (tanto sono un fuscello…posso permettermelo! LoL)
Tempo di merda alla Londra nel Nord Italia.
Una settimana di notti in in bianco lavorando all’uber hood simmino (lento progresso…ma che figata xD).
Ed adesso per forza di cose mi sono relegata al portatile con il salotto, unable  a continuare il quartiere infernale…
Ho solo una cosa da dirvi…sono molto felice per il mio fratellone gigante.
Posto questo articolo, stacco il wi-fi ed apro il file di ASTTR.
Perché ho una storia a cui manca il finale da troppo tempo e bisogna che invece di passare il mio tempo libero a correre sulle mie gambe faccia correre le mie mani sulla tastiera…buona domenica a tutti… =)

“I will be wild. I will be brutal. I will encircle you and conquer you. I will be more powerful than your boats
and your swords and your blood lust. I will be inevitable.”
– Iphigenia, from A Memory of Wind by Rachel Swirsky.

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Da un paio di settimane circa sono finita in una baraonda di casini uno in fila all’altro.
Se una delle mie nonne quest’estate si è fracassata un femore (ora si fa le scale, vispa e contenta, ha 91 anni la donzella LoL) l’altra non se la passa così bene.
Una notte ha avuto una crisi respiratoria, ci siamo spaventati tutti ed l’abbiamo portata al PS di corsa. Lei vive parecchio lontano da casa nostra quindi tenete in mente che l’ospedale nel quale è ricoverata si trova a quasi un’ora e mezza di macchina.
A causa del fegato ogni tanto qualche visita all’ospedale la faceva ma questa volta si è fermata in cardiologia dove la tengono sotto controllo costante ed hanno cercato una cura possibile al suo cuore in defibrillazione…
Oggi il primario ci ha detto che, dato che le medicazioni non danno il risultato sperato ed il suo fegato si sta intossicando, l’unica idea è installare un pacemaker il più presto possibile.

Ecco, ora che vi ho riassunto gli eventi di questi ultimi giorni avete un quadro piuttosto corretto dei miei casini.
È sceso un silenzio di tomba in casa da quando la nonna è ricoverata.
Non è una cosa strana, in fondo.
Quando capitano certe cose (ed nella mia famiglia negli ultimi tempi sembrano capitare piuttosto spesso ahimè) finisce sempre che mia madre incappa in un crollo psicologico…è come se decidesse che tutto finirà male ed l’atmosfera diventa ancora più pesante.
Stavolta poi anche mio fratello sembra aver sviluppato una sorta di terrore cieco appena ha sentito la notizia. Non ha mai chiamato tanto come nell’ultima settimana.
L’unica che sembra avere ancora un minimo di calma sembro essere io e certe volte mi fermo, ripenso a quello che dico, alle espressioni degli altri mentre mi ascoltano ed in qualche modo ho, non l’impressione, ma la certezza di toppare alla grande.
Perché non ho paura.
Non riesco a provare quell’angoscia che vedo negli occhi di mia madre anche se voglio un bene dell’anima a mia nonna.

È in questi momenti che mi chiedo se mi manca qualcosa o, più semplicemente, ho un metodo di pensiero a scatole chiuse talmente perfetto che non riesco ad andare in panico.
So solo che non sono capace a confortare nemmeno mia madre quando la vedo sull’orlo delle lacrime, e che mi sento una merda quando capisco che nessuno se la sente di prendere il comando della situazione ed alla fine lo faccio io per una pura questione di frustrazione.
Ci sto male ma a quanto pare l’unico modo col quale riesco ad esprimermi è scrivendo, perché la mia espressione non tradisce nulla e le mie parole cadono come pietre nella sabbia.
Mi sento una maschera.

Oggi la vita dovrebbe tornare ad una parvenza di normalità (sto forzosamente cercando di vedere positivo)

E non so se ridere o piangere…

Uno i centinaia di euro che ci vogliono per prenotare carrozzina e girello in attesa di quelli forniti dalla mutua (‘eh, ci vorranno alcuni giorni!’ disse quella dello sportello per la richiesta) per poi trovarsi il camion delle consegne sotto casa il giorno del ritiro in ortopedia…

Vogliamo parlare dei 38° gradi percepiti nell’ombra degli ultimi due giorni? Che, secondo gli ‘esperti’, diverranno 42° per Lunedì?

Peggio della febbre…peccato che il mio cervello sembra liquefarsi già in quest’aria densa come la melassa.

Non posso nemmeno rilassarmi un po’ davanti a The Sims dato che il mio pc da trincea (vecchiotto come prestazioni ma indistruttibile) segna a riposo i 38° di temperatura di sistema. Se faccio partire il gioco non arrivo alla schermata di caricamento che la scheda madre va’ in caput a 65° e fa shutdown automatico per non sciogliersi.

La mia ispirazione rifiuta di voler collaborare, i miei occhi si rifiutano di leggere solo ff a manetta o romanzi cartacei (che peraltro so a memoria), il cervello surriscaldato si rifiuta di dormire finché non sono le due di notte e arriviamo ‘quasi’ ai 26°.

Sì, io l’estate non la sopporto.

La odio con tutto il cuore e potessi prenderei dimora in un freezer.

I feel like a dark light in an overly sunny day every time I’m exposed to you.

I know it’s not true.

I know I can shine and blind every wall of bigotry if I get aflame.

Still my head bends to you and the hate becomes a pale blue star burning between my eyes.

It burns, the embers fall, I make myself forget.

Some time later you return for another round of happy merry-go-round.

And I burn in kelvin blue flames in the silence that often screams  my rage.

Questa si sta rivelando rapidamente una settimana da dimenticare…

Da Domenica ho una mano immobilizzata e – anche se ringrazio di avere ancora la destra – sono il triplo imbranata del normale in qualsiasi cosa…
Lunedì vado fino dal mio medico curante per vedere se potevo mutuare qualcosa dei medicinali ma è un no-no, quindi finisco in farmacia verso l’orario di chiusura mentre c’è un pienone allucinante.
Io sono un ignorante sui medicinali, conosco le basi della chimica quel tanto che basta per cavarmela nei panni di Linds quando scrivo ma davanti gli scarabocchi dei dottori mi affido ai farmacisti.
Gli lascio quindi la ricetta e questo digita sulla sua tastiera e in dieci minuti mi presenta la mia borsina con il conto. Pago me ne torno a casa, decisamente provata dalla prima giornata solo destrorsa della mia vita.
‘Combinazione’ delle due scatole leggo solo il foglietto illustrativo dell’antinfiammatorio e l’altro lo lascio stare perché è solo una pastiglia per proteggere lo stomaco.
Ieri mattina mi sono svegliata un po’ prima per prendere la seconda pastiglia, schiaccio il blister me la caccio in bocca e la butto giù con un sorso d’acqua.
Litigo con la caffettiera e quando esco vittoriosa decido di utilizzare il momento di calma per leggere anche il foglio illustrativo del protettore ecc.

Scopro di avere appena ingoiato una pillola contraccettiva.

A quel punto mi sono seduta.
Poi mi sono giustamente incazzata come una iena mi sono vestita ed sono tornata in farmacia con ricetta e medicinali, beccando la stessa persona che me li aveva dati (la farmacia ha minimo 10 persone che ci lavorano dentro, è una delle più grandi dove vivo).
“Scusi la mia ignoranza ma il medico aveva richiesto un protettore ecc, e Lei mi ha dato un contraccezionale.”
Questo mi guarda confuso e con il classico sguardo accondiscendente del ‘ho davanti una persona poco sana di mente’.
Tiro fuori le scatole e la ricetta e glieli metto in mano, questo legge, legge di nuovo e diventa visibilmente nervoso.
“Il problema è che sì le posso ridare la scatola e fare cambio ma ne ho già presa una, cosa devo fare?” rincaro, preoccupata ma comunque incazzata.
(notate che ho già preso un casino di ormoni quest’estate per altri problemi miei quindi  temevo ricadute e sfasamenti con il mio metabolismo)
Questo cambia completamente atteggiamento, mi si profonde in mille scuse, sostituisce il farmaco, mi  assicura che non è pericoloso ed ancora mi dà la differenza del resto…praticamente mi lecca la suola delle scarpe. Perché?
Perché un errore del genere  poteva finire molto ma molto male.

Beh fin lì l’ho risolta e quindi tutto bene, almeno finché mio fratello che vive a 300 km di distanza non chiama casa la stessa sera e pretende che mia madre vada giù ad accudirlo perché ha 39° di febbre…

Ho solo una cosa da dire al sangue del mio sangue: esiste la guardia medica, non stai morendo, hai 34 anni e sei in possesso di tutte le tue facoltà motorie (non so quelle mentali), mentre io no ed ora che tu vieni accudito con coccole e formaggini io mi ritrovo a dovermi occupare della mia vita, a non poter guidare, ad avere tutti i parenti sul collo, ad ingozzarmi di pasticconi e con la seria idea che il mio polso a questo punto non guarirà grazie alla massa di responsabilità aggiunte.

Intanto stamattina il fratello suddetto mi aggredisce come una belva al telefono perché non trova nessuno a casa (come se aspettassimo tutti intorno al ricevitore la tua parola che scenda dall’alto), immaginatevi la scena.
Io in posta con l’auricolare nell’orecchio che mi subisco le sue strilla, cerco di calmarlo e quello che mi insulta.
A quel punto l’ho mandato a fare in culo a voce alta ed ho chiuso la comunicazione.
Perché quando è troppo e troppo.

Morale della favola?
Questa settimana si concluderà spero meglio di come è iniziata.
E state attenti perché ho solo più voglia di mordere forte e strappare pezzi di carne al primo primogenito con manie di grandezza che mi capita a tiro.

Strange man is he.
Fingers dipped into many different pies.
Everyone of them a deep chaos.
Ten little deaths, ten little favors.
Palms up in an innocent stare.
Two fists of troubles and family misteries.
Economically anonymous, surely everything will be lost to the rightful heads.
And the hands…
We never talk about the hands.
Do please remember the next time that they are not there.

“Tanto cosa pensi tu è irrilevante!”



Grazie.
Grazie mamma per avermi illuminato sulla tua posizione a proposito della mia esistenza.
Sei esaustiva e mi chiedo sempre più spesso perché hai cercato sette anni un altro figlio se poi lo ripaghi con queste perle.
E, cronicamente, dimentichi che arrivata a casa ti sei trovata tutto fatto per mia cortesia non per quella degli altri abitanti della suddetta dimora.
Intanto, anche se ti ho chiesto di farlo, non mi hai nemmeno telefonato per aggiornarmi sulla malattia della nonna.
L’hai detto, quello che penso è irrilevante, chi se ne frega se mi preoccupo di tutti voi.

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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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Ventitrè estati, ventidue inverni. Immaginare storie. Scriverle con un lapis su pezzi di carta ingiallita. Scappare lontano. Viaggiare con la mente e con il cuore. Sognare una casina bianca e un giardino pieno di rose. Leggere un libro. Guardare il mare. Ascoltare in silenzio la voce dei propri pensieri. Affacciarsi su un balcone e guardare l'alba. Fotografare un istante e conservarlo gelosamente nel proprio cuore. Fumare una sigaretta su una vecchia sdraio verde mentre guardo le stelle. Immaginare qualcuno dall'altra parte del mondo. Colorare di giallo la mia vita. Giallo. Giallo, perchè è prima del rosso. Giallo, come un limone. Giallo, come la mia canzone. Giallo, perchè disturba. Giallo, come qualche miliardo di stelle.

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