Archive for aprile, 2020


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Ho una sola parola per il discorso a reti unificate di ieri sera lungo 40 minuti.

FUFFA.

Per il resto il 4 Maggio io inforco la bici e vattelapesca, intanto lavorare non mi è consentito.

E voglio anche vedere dove si troveranno le mascherine chirurgiche a 0.50€ perché sono certa che saranno ‘finite’ ancora prima che in farmacia aprano gli scatoloni di fornitura…convenientemente saranno disponibili solo quelle a 5/10/20€ ma triplostrato/ultraipersuperprotettive che in realtà sono in microfibra sintetica e tengono tanto quanto la carta igienica dimenticata 20 anni nello sgabuzzino…

Viva l’Italia.

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Ma quanto è incredibile il nuovo album dei Nightwish??

Anche se al primo ascolto ho trovato somiglianze con parecchi motivi…ed un ritorno alla lirica 🥺💘

C’è tutto e di più…anche se un po’ mi manca la mega galattica sinfonia super lunga x album, il secondo CD è molto interessante…Tuommi tu ed i compagni rimanete miti indiscussi eh!

A pale blue theatre stage

A feast of beautiful tragedy, wonderful fantasy

Enter the Woods….

Yesterday night moon…
Taken with my Canon on 50x optical zoom…
I don’t know what to do with myself and she’s near enough…🌌

Nothingness

I’m so fed up with all of this.

Stay safe obsessively screamed from the rooftops, stop at the doorstep.

The evident fear of anyone you encounter in a supermarket aisle thinking ‘Does she/he have IT?!’ as they jump out of the way like a scaredy cat.

The silence in the mornings, only the chirping of birds.

Me loosing money, Chevrolet Darling snoring in the garage.

My mountain bike covered by a layer of dust.

Forced to stillness when I really needed to move, work, let all of it behind.

I’m no more capable to work out my grief without being up and about.

My quarantine started way before the official one.

In the second half of February my back went rigid for a week, I couldn’t even sit without feeling pain and it forced me to take a lot of Diclofenac that made me sleepy and incoherent.

After that my parents passed me the flu and oh boy wasn’t that sweet.

10 days of rest in bed while Covid started to spread in Lombardy right where my only 1-year old nephew is.

I didn’t have fever or cough but a nail cracked open my head worse than migraine.

A week after North Italy was basically quarantined and all normal life went to hell in a hand-basket.

The first week I really thought I was going mad.

The second week I wasn’t talking with anyone and reorganizing the space I found myself to live in maniacally.

Into the third week I constantly tried to not think while cleaning the numerous hard drives I stuffed full without having time to organize.

The fourth week looks like a bad dream, watching 1940s b/w films and documentaries way into the wee hours of the morning.

The fifth week is here and I’m starting to lose grip on time, this is worse than torture or inflicted pain. There is nothingness in every direction, even in my mind.

 

Let me be clear here.

The enemies here are psychosis, fear and hunger.

I already lost my Gran just before all this started.

I’m positive I’m going to hear about many others reaching the meadow at the end of the road.

We’re losing not only history but the very rocks, the foundations our lives were based on.

We will never be the same people, countries, cities again.

Still we are gonna rise.

I want to believe it.

I need to believe this despite my mourning is still in full blaze.

Grandma Flora would never forgive me if I start doubting.

In the meantime you play capitalism in its highest form…with nothing else to do.

Sono stata via.

Magari non ve ne siete nemmeno accorti.

Ho passato gli ultimi tempi male, malissimo.

Non tanto per Ti e le sue grandi ‘idee’ dell’ultimo momento, è da un bel po’ che ho aperto la messaggistica o avuto notizie di lui comunque.

Qualcosa di pre-annunciato mi è arrivato come un camion addosso.

In più ho dovuto fare la parte della forte mentre gli altri se la sguazzavano nel dolore o perlomeno potevano confrontarsi con l’accaduto e farsene una ragione.

Quando ho avuto tempo e modo di fare lo stesso, non ci sono riuscita e ci sono stata ancora peggio.

Sapevo che sarebbe successo, sapevo che dopo un certo momento tutto ci era regalato ed il tempo a nostra disposizione sarebbe scaduto ma la certezza assoluta del ‘dopo’ è devastante.

Non riesco ancora a scordarmi quel cielo blu, i venti gradi stabili sotto un sole da primavera avanzata di inizio Febbraio, io che cercavo di non tirare troppo in bici perché era presto e c’era tempo.

Il pensiero che saliva su mentre infilavo il rampichino e salutavo due vicini poi iniziavo l’ultima salita dura.

Ero fuori allenamento, ho dovuto fermarmi a metà.

Sono arrivata alle 14.05, lo so perché è suonato il campanile.

Mi sono seduta sui gradini per un po’, era ancora troppo presto intanto.

Quindi i primi dettagli atipici, i rumori, la porta lasciata aperta.

Sono entrata per  capire.

La fine.

 

Almeno non ha sofferto troppo continuavo a ripetermi Almeno adesso può stare in pace e non preoccuparsi più delle mille cose di cui mi parlava quando ero lì seduta da sola con lei a prendere il caffè.

E mentre pensavo questo, tornavo a casa in MTB, non vedevo nemmeno la strada un po’ per le lacrime che sfocavano tutto un po’ perché pedalavo come un’indemoniata, tanto non c’era più tempo.

Ora, a distanza di mesi, il vuoto è rimasto.

L’unica consolazione è il fatto che la sento.

Se ne andata in un posto in cui non posso ancora raggiungerla ma la sua voce è dentro la mia testa, parla nel suo dialetto particolare a metà fra veneto e piemontese, mi racconta cose che non sapevo ancora.

I suoi occhi blu vedono attraverso i miei.

Non mi importa cosa pensano gli altri.

Lei è ancora qui con me.

L’inizio.

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