Ieri mattina ho avuto uno shock.

Non mi pare di aver scritto una sola frase delle mie storie quest’estate.

No, non l’ho veramente fatto.

Le idee sono appena dietro le mie orbite, nel profondo della mia materia grigia e impresse indelebilmente nel negativo della memoria.

Potrei recitare i capitoli che non ho ancora scritto se non fossi sul ciglio di un collasso nervoso a causa del mio stacanovismo compulsivo.

Di frequente negli ultimi giorni la mia memoria a breve termine perde colpi e mi capita di uscire e poi subito tornare indietro anche tre volte di fila per tre cose diverse alla faccia delle mie liste dettagliatissime che mi danno il buongiorno sulla porta del frigo alle cinque del mattino.

Ieri era la seconda volta che giravo le chiavi nella blindata, imprecando contro me stessa in silenzio.

Erano appena le sei del mattino e se qualcuno avrebbe punturato una delle mie vene ci avrebbe trovato del Lavazza al posto del sangue.

Nel giro di venti secondi stavo di nuovo a chiudere casa quando la porta a dirimpetto la mia si apre ed alzo lo sguardo, sorpresa.

A quel punto il mazzo di chiavi per poco non mi è caduto per terra.

TILT.
Troncatura delle trasmissioni regolari.

Pensavo di essere impazzita.

Davanti a me c’era Michelle.

Sì, la mia Michelle Hervas.

La donna che mi sono sempre immaginata quando scrivo ‘Steps’ e di Lagden e di SF.

Lì in carne ed ossa, vestita da jogging e con un’espressione un po’ titubante al mio sguardo fisso e da riccio che vede l’auto in corsa.

Occhi grigi e capelli neri, alta il giusto.

Atletica e naturalmente longilinea.

Abbronzata con un pizzico di rame nella carnagione.

Ci penso adesso e mi sale ancora la pelle d’oca!

La figura da cioccolatino me la sono fatta egregiamente.

Senza parole a fissare quella povera ragazza che ad un certo punto mi ha fatto un cenno per saluto ed si è allontanata per la tromba delle scale, certa che non avessi proprio tutte le mie rotelle a posto come minimo.

 

Ammetto che non volevo scriverlo questo post ma dopo un’intera giornata a ripensarci su ho deciso che sì, potevo farlo.

Quante possibilità ci sono che un giorno io mi ritrovi davanti un particolare parto della mia mente?

Non ci avrei mai creduto se non l’avessi vista con i miei due occhi.

Non so il suo nome, sul campanello ci sono solo delle iniziali…ma cavolo il mio cuore mi ha battuto la conga nei timpani per un buon minuto dopo che se ne era andata.

Spero solo che il prossimo a manifestarsi non sia Lagden o quello mi defenestra! 😨

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