Dopo una lunga giornata c’é solo più una cosa che riesce a farmi drizzare le antenne.
La tazza di tè serale.
Fumante come l’incensiere da messa.
Sarà che sto invecchiando e che vedo triplo verso le dieci sera quando iniziano le mie ore notturne d’aria e scrivo (od almeno ci provo!).
Sarà quest’estate che estate non è (e che sto godendo come solo una persona dalla pelle bianca e debole alle vampate di caldo può godersi).
Sarà il fatto che davvero, non mi sono mai vergognata tanto della nostra figura di c***a nei mondiali.
Che ieri per la prima volta dopo quasi due anni ho ricominciato timidamente ad ascoltare i NW e ci ho ritrovato ‘l’emozione‘.
No, non tornerò di certo a riempire pagine e pagine su Tuomas&company ma quelle passeggiate malinconiche in mezzo ai castagni sì.
Non sono mai veramente smesse, come le letture della mezzanotte (in questo caso Laclos) e gli occhi all’insù verso i baldacchini di foglie e le stelle.
Sarà che ho salvato tutte le rose della mia vecchia nonnina e stanno fiorendo assieme alle ortensie come mai le ho viste negli ultimi dieci anni.
Sarà che essere soli non significa non avere niente da perdere.
La compagnia non serve a niente, se non a perdere tempo ed uccidere quelle frasi che hai sulla punta della lingua nel momento perfetto.
Non adoro la gente, preferisco molto di più la tazza, il libro, la penna e la carta ed i boschi dove a parlare c’è solo il vento fra le foglie e non si offende se non gli presti caso.

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